Pericolosità e rischio antropico per il patrimonio culturale. Contributi alla riflessione interdisciplinare
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR437Parole chiave:
pericolosità antropica, rischio antropico, degrado antropico, Carta del Rischio del patrimonio culturale, intensità d’usoAbstract
Le riflessioni sui fattori di rischio per il patrimonio culturale sono centrate generalmente sulle catastrofi naturali, con rari cenni alla relazione tra queste e le attività umane.
In ambito internazionale viene considerato perlopiù il patrimonio di eccezionale valore, mentre l’esperienza italiana della Carta del Rischio esamina un insieme di beni più ampio e complesso valutandone il rischio in base alla conoscenza delle pericolosità territoriali e delle vulnerabilità dei beni stessi.
In questo scenario la definizione della pericolosità antropica rimane un problema irrisolto; gli aspetti finora analizzati sono insufficienti a valutare un fenomeno multiforme e la mancanza di indicatori misurabili fa sì che questa componente di rischio sia sottostimata, mentre il degrado causato dall’uomo continua a diffondersi a prescindere dalle situazioni di abbandono.
Tralasciando la relazione (pur esistente) tra disastri naturali e attività antropiche, qui si centra l’attenzione sulle azioni nocive dirette e sugli effetti indiretti di danno sul patrimonio architettonico. Tramite un procedimento induttivo, a partire dall’identificazione dei fenomeni di degrado antropico (per poi osservarne localizzazione, frequenza e gravità), si propone di individuare le attività potenzialmente nocive al fine di rappresentare mappe di pericolosità a scala urbana e definire un hazard classification code. L’applicazione al centro di Roma analizza i flussi e le intensità dei city users nell’area di Trastevere.
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