Insegnare il restauro AGLI studenti internazionali o PER gli studenti internazionali?
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR344Parole chiave:
Teaching, Restoration, Internationalization, CLILAbstract
L’internazionalizzazione è ormai un must della professione accademica, sia sul piano della ricerca che della didattica. In particolare, ormai da alcuni anni, le premialità introdotte a livello ministeriale si riverberano localmente con lo sviluppo di corsi in lingua inglese, la stipula di sempre più accordi di scambi con Università straniere, lo scouting di studenti dall’estero per tutti e tre i livelli di formazione universitaria. Ma questa impennata di occasioni di insegnamento agli studenti internazionali non è andata di pari passo con un necessario ragionamento su come questi insegnamenti debbano essere erogati e quali peculiarità ogni disciplina abbia in rapporto alle diverse culture dei nostri interlocutori.
Questo è un tema molto complesso, particolarmente nel campo del restauro, disciplina in primo luogo culturale, la cui evoluzione in Europa ha richiesto diversi secoli di elaborazione teorica, prima ancora che tecnica e che vede un punto di vista appunto Europa-centrico nell’insegnamento di questa disciplina, difficile da applicare in altri contesti.
Il contributo vuole porre l’accento sui limiti di tale approccio “colonialista”, di esportazione di una cultura presunta superiore, piuttosto che di comprensione e adattamento della didattica ai diversi contesti culturali, attraverso il racconto di alcune esperienze, nel tentativo di fornire qualche spunto utile per un ragionamento necessariamente più ampio su un argomento delicato e complesso.
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