I turisti del passato in Calabria: qui "si patisce e si gode"
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR093Parole chiave:
Calabria, turisti, viaggioAbstract
Una particolare chiave interpretativa dei caratteri del territorio calabrese agli occhi dei viaggiatori del passato ruota intorno all’espressione «si patisce e si gode», a esso riferita dall’abate Giovanni Battista Pacichelli nella sua celebre opera Il regno di Napoli in prospettiva, pubblicata a Napoli nel 1703 sulla scorta di una sistematica ricognizione compiuta circa dieci anni prima. Infatti, a partire dal bolognese Leandro Alberti, nel 1525, nei racconti degli antichi “turisti” i disagi patiti a causa dei difficili collegamenti interni, che costringevano a privilegiare quelli via mare erano compensati dal godimento dell’eccezionalità delle risorse paesaggistiche, di cui spesso i centri abitati erano spesso considerati parte integrante.
Solo a partire dalle cronache di viaggio di Henry Swinburne, giunto in Calabria nel 1777, i parametri di giudizio da una parte si aprirono a una precoce attenzione al folklore popolare, dall’altra assunsero connotati critici di matrice illuministica verso il sistema feudale e i monopoli (del re e dei feudatari), interpretando il comportamento “diverso” degli abitanti della regione, non come segno d’incultura, ma di una cultura diversa. Mentre nel Voyage pittoresque, i testi scritti dall’abate Saint-Non sulla base del diario di Dominique Vivant Denon capo della sua spedizione transitata in Calabria due volte, nella primavera e nell’autunno del 1778, riflettono l’essenza del paesaggio della regione come il frutto di un miracoloso equilibrio tra la natura e l’opera dell’uomo.
##submission.downloads##
Pubblicato
Come citare
Fascicolo
Sezione
Licenza
Copyright (c) 2019 Simonetta Valtieri

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
ArcHistoR pubblica sul web, in open access
Gli autori che pubblicano su questa rivista accettano le seguenti condizioni:
- Gli autori mantengono i diritti sulla loro opera e cedono alla rivista il diritto di prima pubblicazione dell'opera, contemporaneamente licenziata sotto una Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic License che permette ad altri di condividere l'opera indicando la paternità intellettuale e la prima pubblicazione su questa rivista.
- Gli autori possono aderire ad altri accordi di licenza non esclusiva per la distribuzione della versione dell'opera pubblicata (es. depositarla in un archivio istituzionale o pubblicarla in una monografia), a patto di indicare che la prima pubblicazione è avvenuta su questa rivista.
- Gli autori possono diffondere la loro opera online (es. in repository istituzionali o nel loro sito web) prima e durante il processo di submission, poiché può portare a scambi produttivi e aumentare le citazioni dell'opera pubblicata (Vedi The Effect of Open Access).
. 








