Destini incrociati per le fabbriche detentive storiche dismesse
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR380Abstract
Il riuso dell’architettura carceraria storica si presenta come azione indispensabile a garantirne la salvaguardia, trovandosi però a dare risposte a questioni che spesso sono difficilmente conciliabili con i principi della conservazione. Infatti, nonostante sia possibile appellarsi alla deroga, diventa imprescindibile il confronto con le ragioni performative, richiamate dalla normativa europea, che spesso conducono ad anteporre le ragioni tecnico-funzionali ai valori di storia e di memoria. In tale contesto sopraggiungono anche ragioni di natura economica e di profitto, quest’ultimo spesso facilitato da azioni di spettacolarizzazione degli spazi. Inoltre, in riferimento a queste strutture, solitamente riconducibili a modelli, ciò genera, la compromissione dei loro caratteri, tipologici, formali, strutturali, distributivi (appartenenti ai singoli manufatti, anche in relazione al dialogo che essi intrattengono con la città), a cui solitamente riescono a resistere, grazie al loro natura monumentale, soprattutto qualora essa sia rafforzata da serialità, regolarità e simmetria.
Lo studio, partendo dal presupposto che, come afferma Oswald Mathias Ungers, ogni realizzazione non debba mai “rinunciare a un’idea”, e in accordo con il pensiero sulla “modificazione critica” espresso da Vittorio Gregotti, interpreta questi contesti secondo un principio di continuità nel tempo e nello spazio, e riconoscere nell’azione di riuso le imprescindibili interrelazioni tra passato, presente e futuro.
Il percorso metodologico seguito per la definizione di scenari di progetto riferiti alle fabbriche dismesse presenti nel contesto sardo, ha considerato come punto di partenza i risultati emersi da diversi affondi disciplinari, tutti guidati da un’unità di intenti, a cui si è scelto di aggiungere esplorazioni altre, afferenti a mondi apparentemente distanti tra loro. Le proposte di intervento, lette secondo un approccio comparativo, hanno permesso di mettere in luce la necessità di tre aspetti, quali la relazione tra Architettura e Città, la scelta di funzioni appropriate e il rispetto degli architettonici e tipologici fondativi. Ciò, rifuggendo da un approccio che consideri la generalità del concetto di ripetizione, a favore di una differenza che dia ragione alle attenzioni che il riuso deve saper offrire alle singolarità della fabbrica, nel rispetto dei suoi valori di storia, di bellezza e di memoria.
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