«their history is a grain of wheat…..»
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR213Parole chiave:
regeneration, culture, societal change, challengesAbstract
The abandonment of settlements is a contemporary problem but one that is not new, one that has been an enduring phenomenon for centuries. We need to ask ourselves: why is it different today, or rather, what is the new quality of the question of abandonment? Our perceptions of abandonment are partly shaped by art and literature: by the transition in the western tradition from the celebration of rural beauty and the sublime through the idealisation of rural life to lamentations for the loss of innocence.
Can conservation support regeneration and at what cost? When confronting the dominant narrative, one needs to go beyond the boundaries of resistance, of protest, of the objectification of the surviving small scale as ‘heritage’ to find a countervailing truth - one rooted in ecology, in the complex systems necessary for civilisation to survive, and ultimately in the human spirit, in creativity, openness and generosity. The challenge for the academy is to find tools for engagement: to supplement the concerns and expertise of each discipline with the experience gleaned at the margins. The academy must find a new role as participant/observer, as prepared to accept loss as to celebrate gains, engaged as well as bearing witness.
«la loro storia è un chicco di grano…..»
L’abbandono degli insediamenti è un problema attuale ma non nuovo; un fenomeno che dura da secoli. C’è da chiedersi cosa sia cambiato oggi o, piuttosto, quale siano gli aspetti nuovi nella questione dell’abbandono? La nostra percezione dell’abbandono è in parte influenzata dall’arte e dalla letteratura: dalla transizione nella tradizione occidentale dalla celebrazione della bellezza del mondo rurale e del sublime attraverso l’idealizzazione della vita rurale fino al compianto per la perdita dell’innocenza.
La conservazione può sostenere la rigenerazione e a quale costo? Quando ci si confronta con la narrativa dominante, bisogna andare oltre il confine della resistenza, della protesta, della oggettivazione della piccola scala sopravvissuta come “eredità”, per trovare una verità compensativa, radicata nell’ecologia, nei complessi sistemi necessari alla civiltà per sopravvivere, e, infine, nella natura umana, nella creatività, apertura e generosità.
La sfida per l’accademia è di trovare strumenti per questa prova: integrare interessi e competenze di ciascuna disciplina con l’esperienza raccolta ai margini. L’accademia deve trovare un nuovo ruolo come partecipante/osservatore, pronta ad accettare fallimenti ma anche a celebrare conquiste, con impegno ma anche come testimone.
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