Dopo l’evento. Archeologia dello spazio umano
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR224Parole chiave:
Ricostruzione, spazio urbano, spazio affettivoAbstract
Quando i centri urbani vengono colpiti da catastrofi che causano ampi danni al tessuto costruito, si presta in genere notevole attenzione alla dimensione materiale della distruzione, nonché al dramma vissuto dai residenti che vengono spostati in zone sicure. Meno attenzione, tuttavia, riceve la dimensione dello spazio umano, ovvero quell’entità dinamica che collega i luoghi ai loro abitanti, eccedendo la costituzione dello spazio fisico e descrivendo la dimensione esistenziale dell’esperienza vissuta.
Lo spazio umano, così come viene inteso nel presente lavoro, raccoglie contributi da vari campi disciplinari, come le scienze affettive, l’estetica, la fenomenologia, l’antropologia, l’indagine storica e l’architettura. Tutti questi studi convergono sulla centralità del soggetto nella costituzione dello spazio, con particolare enfasi sulla dimensione affettiva dell’esperienza. Una questione particolarmente interessante, sebbene finora poco esplorata, è relativa alla dimensione temporale dell’affettività in relazione allo spazio, ovvero come le emozioni possano ripresentarsi a distanza di tempo, e se il collegamento tra spazio ed emozioni è capace di collegare, intersoggettivamente, soggetti temporalmente distanti. Questa ipotesi diventa particolarmente rilevante per comprendere la capacità di sopravvivenza dello spazio umano agli eventi catastrofici, considerando quali parti vanno perdute e quali possono sopravvivere, in quanto incardinate alla materialità dei luoghi costruiti.
After the Event. Archaeology of Human Space
When catastrophes strike urban centers causing widespread damage to the built fabric, extensive coverage of events usually focuses on the material dimension of destruction and on the ordeal of residents that are displaced to safe locations. Far less attention, however, is dedicated to the dimension of human space, i.e. that dynamic entity connecting places and their inhabitants, exceeding the material constitution of physical space, and describing the existential dimension of lived experience.
Human space as understood in this work gathers contributions from several disciplinary fields such as affective science, aesthetics, phenomenology, anthropology, history and architecture. All these studies converge on the centrality of the experiencing subject in the constitution of space, with particular emphasis on the affective dimension of experience. One particularly interesting – albeit so far under-explored – subject is the temporal dimension of affectivity in relation to space: how emotions are re-enacted over prolonged timespans, and if the connectedness of feelings and space is capable of intersubjectively bridging across subjects. This hypothesis is especially relevant to understand the capacities for survival of human space through disastrous events, considering parts that are lost and those that may survive, being hinged to the materiality of places
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