Tipologia, materiali e costruzione: i prospetti colonnati pubblici in Sicilia dall’età post-unitaria al ventennio fascista, tra reminiscenze archeologiche e modernità
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR204Parole chiave:
prospetti colonnati pubblici, Sicilia, XVIII-XX secolo, materiali, costruzioneAbstract
Il contributo analizza il dibattito in Sicilia sulla costruzione dei monumentali portici colonnati che caratterizzano i prospetti di opere pubbliche realizzate sull’Isola dall’età neoclassica al ventennio fascista. Il pronao del Teatro Massimo a Palermo (dal 1875) costituisce il vertice di un orientamento culturale che per quasi un secolo assocerà in modo deterministico il linguaggio neogreco alla tipologia degli edifici pubblici e al materiale d’uso della tradizione costruttiva templare siciliana. In calcarenite, infatti, erano stati eseguiti i peristili dei templi d’età classica, con colonne possenti, rastremate e scanalate, formate dalla sovrapposizione di rocchi. In epoca fascista e nell’era delle costruzioni in cemento armato, la vicenda legata al cantiere del Palazzo di Giustizia di Messina (dal 1923) intreccerà il dibattito a livello nazionale. Il successivo impiego dei materiali locali, alcuni di più recente estrazione e lavorazione, unitamente al cemento armato, contribuirà a stravolgere il linguaggio “archeologico” preteso in partenza dai dirigenti locali nei progetti, indirizzandolo o verso composizioni moderne e astratte, come nel cantiere del Palazzo delle Poste a Palermo (dal 1933), o verso soluzioni di compromesso, come nel caso del palazzo di Giustizia di Catania (dal 1937), introducendo gli aggiornamenti di carattere costruttivo e tecnologico che consentiranno a quegli edifici il raggiungimento di una inedita, ricercata scala monumentale.
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