A prova di bomba. Ingegneri, architetti e teorie sulle volte in un cantiere militare di metà Settecento
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR139Parole chiave:
architettura militare, storia della costruzione, strutture voltateAbstract
La costruzione della Cittadella di Alessandria, grande fortezza edificata a partire dagli anni trenta del Settecento, fu occasione a più riprese, ma soprattutto dopo la metà del secolo, di accesi dibattiti tra i diversi soggetti coinvolti che, in molti casi, toccano temi che la storiografia considera oggi “classici” per lo sviluppo della scienza del costruire, dai sistemi di fondazione alla stabilità delle strutture voltate.
In questo saggio si analizza la discussione che si sviluppò intorno al tema della miglior forma – se circolare o ellittica rialzata – da assegnare alle volte “a prova di bomba” dei grandi edifici all’interno del perimetro fortificato attraverso l’esame delle tre perizie presentate in occasione di un congresso svoltosi nel 1756, di fronte ai vertici dello Stato. Il congresso segnò un momento di crisi per la macchina preposta alla gestione dei cantieri dello Stato ma, al contempo, occasione favorevole alla promozione della cultura scientifica.
La novità del tema, rispetto alle acquisizioni già ampiamente consolidate nella prima metà del secolo, risiedeva nella necessità di mettere in conto le sollecitazioni generate da un impatto puntuale sull’estradosso delle volte. Il problema poteva essere risolto, sia pure ricorrendo alla classica impostazione cinematica di De La Hire, solo mediante un (allora) inedito intreccio tra statica e balistica che viene qui ricostruito grazie all’esame puntuale delle perizie e che, di là dall’interesse in sé, consente una riflessione più generale sulla relazione tra scienza, tecnologia e le professioni dell’architettura nel XVIII secolo.
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