Uno sguardo dell’Europa sulle rovine a Napoli e Messina tra XVII e XVIII secolo
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR065Parole chiave:
Iconografia urbana, Grand Tour, Napoli, Messina, filosofia della catastrofeAbstract
L’analisi dell’iconografia e la rilettura critica delle fonti consentono di aggiungere nuove osservazioni sulla rappresentazione delle città nei territori colpiti dal terremoto. Il contributo intende illustrare la lenta mutazione culturale e i significati simbolici e figurativi del fenomeno. La filosofia della catastrofe mette in crisi l’ottimismo della ragione e incrina la convinzione che il presente possa essere il migliore dei mondi possibili. Il Regno di Napoli è protagonista del dinamismo che spinge gli uomini a inoltrarsi in territori inusuali per il percorso del Grand Tour con l’intento acquisire nuovi strumenti di analisi scientifica. Infatti, l’Italia meridionale rappresenta un caso unico in Europa per il numero di terremoti, in particolare la capitale e la Sicilia furono colpite più volte da scosse di varia intensità in un arco di tempo che va dal 1688 al 1783. Un secolo in cui si compie un passaggio fondamentale per la storia dei terremoti.##submission.downloads##
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- Bibliografia
- Figura 1. Arcangelo Guglielmelli, facciata di San Paolo Maggiore prima e dopo il crollo del 1688 (da CELANO 1692, Giornata Seconda, p. 161).
- Figura 2. Francesco Cassiano de Silva, Veduta della Piazza di S. Lorenzo e Strada della Vicaria, fine XVII secolo. Vienna, Österreichische Nationalbibliothek.
- Figura 3. Francesco Cassiano de Silva, Conza (da PACICHELLI 1703, I, f. 304).
- Figura 4. Gaudiello, Veduta del largo antistante la chiesa del Gesù Nuovo, 1707, collezione privata.
- Figura 5. Pietro Fabris, Veduta di un fiume di lava sceso dal Vesuvio verso Resina la sera dell’11 maggio 1771 (da HAMILTON 1776, tav. XXXVIII).
- Figura 6. Johann Martin Will, Messina, eine von den Schoensen u. groesten Staedten Italiens ... am 5. Febr. 1783.
- Figura 7. Georg Balthasar Probst, Das erschröckliche erdbeben in Messina (Collection des Prospects 1785).
- Figura 8. Il Palazzo del Seminario in due vedute: Bernardino Rulli, Veduta della Palazzata di Messina rovinata dai Terremoti dei 5 Febraio 1783 (in alto); Pompeo Schiantarelli, Rilievo della Palazzata di Messina, 1784 (da ARICÒ 1988).
- Figura 9. Il Palazzo Reale in due vedute: Bernardino Rulli, Veduta della Palazzata di Messina rovinata dai Terremoti dei 5 Febraio 1783 (in alto); Pompeo Schiantarelli, Rilievo della Palazzata di Messina, 1784 (da ARICÒ 1988).
- Figura 10. Henry Tresham, La devastazione del terremoto di Messina, 1783. London, Tate Gallery, inv. n. T08265.
- Figura 11. Henry Tresham, Messina dopo il terremoto. Veduta dell’abside di una chiesa e una barca in porto, 1783. London, Tate Gallery, inv. n. T08264.
- Figura 12. Henry Tresham, Messina dopo il terremoto. La navata di una chiesa in rovina, 1783. London, Tate Gallery, inv. n. T08263.
- Figura 13. Jean Houel, Vue de la Palazzata de Messine, au moment du tremblement de terre (da HOUEL 1784, II, tav. LXXXVI).
- Figura 14. Jean Houel, Vue du Palais du Vice-Roy a Messine, au moment de sa destruction par le tremblement de terre (da HOUEL 1784, II, tav. LXXXVII).
- Figura 15. Abraham Louis Rodolphe Ducros, Veduta di Messina dopo il terremoto del 1783, 1788-89. Losanna, Musée cantonal des Beaux-Arts, inv. D-84-59.
- Figura 16. Luigi Mayer, Ruins occasioned in the earthquake at Messina (da Mayer 1810).
- Figura 17. Jakob Philipp Hackert, Prima veduta del Porto e Badia di Messina, presa dal Palazzo del Senato, 1791. Caserta, Palazzo Reale, inv. 2199.
- Didascalie
- Bibliografia
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