Memorie difficili: il Villaggio San Marco nel Campo di Fossoli e l’arcipelago dei quartieri per gli esuli giuliano-dalmati in Italia, periferie di ieri e di oggi
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR230Parole chiave:
onservazione, esodo giuliano-dalmata, Villaggio San Marco, esuliAbstract
Il contributo prende spunto dai risultati di una campagna di rilievo realizzata sulla chiesa di San Marco nel campo di Fossoli (Carpi – MO. I resti della e del suo campaniletto ricordano che il campo di raccolta e di partenza per i campi di sterminio è poi divenuto Villaggio San Marco, ospitando dal 1954 al 1970 centinaia di esuli rimasti senza patria dopo la perdita di Istria, Fiume e Dalmazia, assegnati alla Iugoslavia. Si trattava di una parte dei circa 250.000 esuli che avevano abbandonato le loro terre, finendo nei Campi di raccolta profughi, emigrando, trovando autonomamente una casa e un lavoro. Per molte migliaia di questi il governo costruì case e veri e propri “borghi giuliani”, in decine di città italiane. Un arcipelago, di cui si tenta di ora di ricostruire mappa e consistenza. Fossoli, come Villaggio San Marco, ne fa parte a pieno titolo. Perse l’iniziale carattere di centro di raccolta per divenire villaggio giuliano stanziale, fino all’avvio degli esuli in più confortevoli case a Modena e a Carpi. Con la sua chiesa-icona in rovina, Fossoli è emblema della difficile memoria di insediamenti con un destino comune: periferie di ieri e di oggi, centinaia di edifici costruiti per una stessa gente con grande risparmio, con un alto grado di isolamento sociale sia al tempo dell’insediamento dei profughi sia oggi. E, in ogni caso, è emblema del transitorio: le tracce del passaggio degli esuli giuliani, sono oggi la trama più evidente della presenza umana nell’ex Campo.
Problematic memories: Villaggio San Marco in Fossoli Camp and the archipelago of settlements for Giulian-Dalmatian exiles, in Italy: suburbs, yesterday as today
The paper is based on the results of a survey campaign carried out on the church of San Marco in the Fossoli Camp (Carpi - MO). The church perimeter walls and the bell tower remain to remind us of how the camp used for the collection and departure of prisoners from Italy to the death camps in Germany during tWWII was then put to civil use. From 1954 to 1970 it housed hundreds of refugees who lost their homeland when Istria, Fiume (Rijeka) and Dalmatia were assigned to the Federal Republic of Yugoslavia. The Italian government launched a plan to provide accommodation for a large proportion of the approximately 250,000 exiles who had abandoned their lands. Most of those people had been staying in temporary camps, while many others had already chosen to emigrate. The plan saw the construction of Giulian-Dalmatian settlements in several Italian cities.
The Fossoli camp, built in 1942, was one of these new homelands, a temporary homeland, left in 1970 for new housing built in Modena and Carpi. With the remains of its iconic church, Fossoli is emblematic of the problematic memory regarding an archipelago of settlements with a common destiny: they were suburbs yesterday, they are suburbs today; almost everywhere the problem of the degradation of buildings and context is an urgent issue. Thus, this proposal aims to present a report on the location, state of conservation and prospects for the settlements of the Giulian-Dalmatian diaspora in Italy.##submission.downloads##
Pubblicato
Come citare
Fascicolo
Sezione
Licenza
Copyright (c) 2020 Gianfranco Pertot

Questo lavoro è fornito con la licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
ArcHistoR pubblica sul web, in open access
Gli autori che pubblicano su questa rivista accettano le seguenti condizioni:
- Gli autori mantengono i diritti sulla loro opera e cedono alla rivista il diritto di prima pubblicazione dell'opera, contemporaneamente licenziata sotto una Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic License che permette ad altri di condividere l'opera indicando la paternità intellettuale e la prima pubblicazione su questa rivista.
- Gli autori possono aderire ad altri accordi di licenza non esclusiva per la distribuzione della versione dell'opera pubblicata (es. depositarla in un archivio istituzionale o pubblicarla in una monografia), a patto di indicare che la prima pubblicazione è avvenuta su questa rivista.
- Gli autori possono diffondere la loro opera online (es. in repository istituzionali o nel loro sito web) prima e durante il processo di submission, poiché può portare a scambi produttivi e aumentare le citazioni dell'opera pubblicata (Vedi The Effect of Open Access).
. 








