La ricostruzione aquilana, antichi e nuovi presidi
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR024Abstract
Il paper propone gli esiti del progetto di ricerca maturato nell’ambito del XXVII ciclo di dottorato in Storia, Rappresentazione e Conservazione dell’Architettura, coordinato dal Prof. Claudio Varagnoli, presso il Dipartimento di Architettura, Sezione Patrimonio, dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara.
Lo studio del tessuto edilizio del centro storico dell’Aquila evidenzia una progressiva rarefazione del sapere tecnico locale; la perizia costruttiva del cantiere angioino si disperde nelle numerose varianti di apparecchi murari realizzate dopo la metà del XIV secolo. L’assemblaggio di bozze lapidee irregolari ed elementi di recupero, operato senza chiare logiche costruttive, contraddistingue le geometrie snelle di edifici tardomedievali come palazzo Pascali e numerose fabbriche ricostruite e ampliate nei secoli successivi.
L’impiego di presidi antisismici tradizionali testimonia la consapevolezza delle maestranze della scarsa resistenza a trazione delle murature realizzate, ma l’adeguamento tipologico e formale delle cellule edilizie medievali e rinascimentali originarie definisce organismi edilizi estremamente complessi e vulnerabili rispetto alle azioni sismiche ulteriormente gravati da recenti e fraintesi interventi di restauro.
Le scelte progettuali odierne rispondono prioritariamente a istanze di ordine psicologico, prima ancora che storiche ed estetiche e sono subordinate a un nuovo, preponderante, principio maturato negli ultimi decenni: la sicurezza sismica.
Parole chiave: L'Aquila, terremoto, sicurezza, restauro, consolidamento
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