Tutela del patrimonio, civiltà della tecnica e debolezza teorica
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR022Abstract
Negli ultimi decenni sono venuti sempre più indebolendosi i valori che tradizionalmente avevano guidato la riflessione e la teoria del restauro (verità, bellezza, autenticità, …). Parallelamente l’apparato tecnico, tradizionalmente concepito come mezzo che realizza fini e obiettivi concepiti altrove, ha visto uno sviluppo formidabile. Ognuna delle posizioni in campo: conservazione, restauro, riuso, recupero edilizio, … l’ha utilizzato per perseguire i propri scopi. Ma a questo punto si è verificata un’inversione: la tecnica ha finito per usurare le idee e gli obiettivi. Grazie alla capacità di fornire soluzioni efficienti ed economiche, essa ha indotto la teoria a ritirarsi, a non porre quei limiti che ne avrebbero ridotto il potere. Però “gli strumenti di cui l’uomo dispone hanno la tendenza a trasformare la propria natura. Da mezzi tendono a diventare scopi.” (cfr. E. Severino, La tendenza fondamentale del nostro tempo). La tecnica alimenta se stessa creando bisogni che possono essere soddisfatti solo attraverso ulteriori sviluppi tecnici (pensiamo all’enorme problema della gestione delle informazioni). La teoria è a questo punto ridotta ai minimi termini, si limita a tratteggiare orizzonti molto generali mentre i vincoli all’azione provengono dallo stesso mondo della scienza e della tecnica Il saggio riflettere su questi temi e sulla difficoltà dell’inserimento di vincoli esterni al processo tecnico-scientifico, come quelli di responsabilità o di autenticità.
Parole chiave: tutela, patrimonio, teoria, tecnica, restauro
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