Architetture in territori fragili. Criticità e nuove prospettive per la cura del patrimonio costruito
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR118Parole chiave:
fragilità, aree interne, patrimonio costruito, curaAbstract
Da più parti, in tempi recenti, si riflette sul destino delle aree interne e sulla necessità di rivalutarne il ruolo provando a ribaltare l’idea consolidata che esse siano subalterne rispetto ai grandi centri urbani. Nuovi approcci, maturati per lo più in campo economico, sociologico e “territorialista”, tendono a considerare queste aree fragili – poco importa se di montagna o collina, rurali o ai margini delle città, di carattere monumentale o il cui valore risiede nel bagaglio di memorie e stratificazioni che il tempo ha trascritto su “ciò che resta” – come luoghi strategici per la cura del territorio, il contrasto alle disuguaglianze civili ed economiche e a quelle insorgenti in relazione ai cambiamenti climatici. L’idea prevalente è che la fragilità o marginalità dei cosiddetti “luoghi che non contano”, custodi di importanti capitali culturali ma dove sempre più di frequente maturano allarmanti rivendicazioni sociali e politiche, possa rivolgersi in una grande risorsa se solo si provi a ricostruire quei nessi tra luoghi e comunità che li abitano che con il tempo, per varie ragioni, si sono lacerati.
Nel solco di queste nuove visioni, un primo obiettivo di questo saggio è di indagare non tanto la fragilità che ha a che fare con il degrado fisico di singoli edifici o insediamenti – che è piuttosto la conseguenza dei processi di marginalizzazione dei territori – quanto, più in generale e con obiettivi un po’ più ambiziosi, come la crisi del sistema di relazioni tra l’uomo e il suo habitat, che sta a monte di ogni forma di fragilità, abbia riflessi sul patrimonio costruito in termini soprattutto di perdita di memoria e significati.
Il saggio indaga inoltre una prospettiva, già studiata in altri ambiti ma poco indagata negli studi più pertinenti al restauro d’architettura, secondo cui ancor prima che sulla materia fisica di tali patrimoni, e sulle potenzialità di riuso che questi offrono, qualunque programma di rinascita debba intervenire sulle relazioni che nel tempo hanno fatto di questi luoghi e architetture importanti “riserve di senso”.
Partendo dunque da una riflessione sul concetto di fragilità e provando a focalizzare il rapporto tra patrimoni fragili e perdita di identità, il saggio prova tratteggiare nuovi possibili approcci secondo cui la rinascita di questi luoghi non dipende da un possibile, autoreferenziale riconoscimento dei valori che tali patrimoni custodiscono, ma dal ruolo che questi assumono nei processi di costruzione (o ri-costruzione) delle comunità che li vivono.
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