Tracce della Grande Guerra. Architetture e restauri nella ricorrenza del centenario
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR005Abstract
A distanza di un secolo da quegli eventi, il testo vuole essere un contributo alla memoria dei dispositivi di protezione messi in atto, dei danni e delle imponenti ricostruzioni del patrimonio monumentale italiano che sono seguite al primo conflitto mondiale.
Le due guerre che nel corso del Novecento hanno investito il nostro Paese e hanno ferito il suo patrimonio costruito hanno avuto esiti e prodotto memorie molto diverse. Incomparabilmente superiore è il danno causato dal secondo conflitto (1939-’45), ed è altrettanto maggiore la memoria che storici dell’arte, restauratori e soprintendenti hanno prodotto in forma di documenti e testi divulgativi.
Tuttavia, la Grande guerra, specie nei territori del nord-est d’Italia, ha prodotto mutamenti profondi, non solo in forma di devastazione e di rovina d’interi paesi (Asiago, Conegliano ecc.; ma com’è noto anche Venezia, Verona, Treviso ecc. non furono risparmiate dalle bombe).
Diversamente dal secondo conflitto mondiale, il cui esito è stato quasi interamente distruttivo, la Grande guerra, anche per le specifiche strategie e tecniche militari, è stata anche una guerra “costruttiva”, nel senso che ha richiesto colossali opere edilizie (forti, caserme, strade, infrastrutture ecc.), che rendono quella circostanza sostanzialmente diversa, forse l’ultimo conflitto nella storia dell’umanità che, paradossalmente, ha prodotto architetture e nuovi paesaggi. Tali eredità, spesso di grande qualità formale e tecnica, oggi richiedono notevoli sforzi di conoscenza, ma anche investimenti economici e progettuali per opere di conservazione e riuso.
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