Sui falsi ruderi di villa Torlonia: il ninfeo
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR004Abstract
Il saggio affronta lo studio di una particolare fabbrica all’interno del giardino di villa Torlonia a Roma realizzata nei primi anni ‘30 del XIX secolo da Giovanni Battista Caretti. Il così detto «rudere di ninfeo», unico sopravvissuto di un complesso sistema di finte rovine costruite per volere di Alessandro Torlonia, risulta tutt’oggi privo di uno studio esaustivo che ne chiarisca i complessi aspetti, tanto di natura storica che progettuale, specifici di queste particolari folies. Il saggio si sofferma sull’analisi del monumento attraverso un dettagliato rilievo diretto, tanto dell’insieme (scala 1:20) quanto delle sue diverse componenti (scala 1:5). La carenza di fonti documentarie specifiche non ha impedito di avanzare interessanti ipotesi sugli accorgimenti costruttivi e sui possibili modelli d’ispirazione, anche in relazione alla cultura antiquaria del progettista (autore fra l’altro della galleria di Ercole e Lica nel distrutto palazzo Torlonia di piazza Venezia). Particolare attenzione infine è rivolta allo studio originale degli spolia integrati nel rudere, fra i quali, oltre al primitivo sistema di statue (già catalogate da Carlo Gasparri e oggi esposte nel museo del Casino dei Principi), emergono due grandi frammenti di cornice di età domizianea e una serie di mensole quattrocentesche di probabile provenienza dalla bottega di Andrea Bregno. Le caratteristiche riconosciute su tali reperti hanno suggerito l’ipotesi della loro provenienza dalla collezione di antichità già presenti nella villa al momento dell’acquisto dalla famiglia Colonna, sulla cui consistenza sono segnalati nel saggio diversi documenti d’archivio inediti.
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