All’ombra dell’Accademia: la carriera di Servandoni architetto a Parigi
DOI:
https://doi.org/10.14633/AHR457Parole chiave:
Saint-Sulpice, Sainte-Geneviève, Giovanni Niccolò Servandoni, Accademia Reale di ArchitetturaAbstract
La carriera di Servandoni è emblematica delle difficoltà affrontate dagli architetti stranieri nella Francia del XVIII secolo. Di origine italiana, riuscì a imporsi come decoratore grazie al prestigio degli artisti italiani, ma gli fu precluso l’accesso all’Accademia Reale di Architettura, indispensabile per partecipare ai concorsi ufficiali e ottenere importanti commissioni pubbliche. Il suo stile, influenzato dal classicismo fiorentino e dal palladianesimo inglese, fu inizialmente apprezzato come un ritorno al classicismo in reazione al gusto rocaille, ma dal 1750 in poi venne percepito come estraneo alla cultura architettonica francese. Servandoni si trovò così a confrontarsi con modelli contrapposti: da un lato il colonnato del Louvre, da poco restaurato per volere del ministro Marigny dall’architetto Soufflot; dall’altro le nuove architetture ispirate al «goût à la grecque». La sua facciata di Saint-Sulpice fu messa così a confronto con quelle di Sainte-Geneviève di Soufflot e della Madeleine di Contant d’Ivry, che adottarono il pronao come soluzione per gli edifici religiosi, in netto contrasto con il doppio loggiato sovrapposto di Saint-Sulpice. Mancando di formazione accademica e competenze ingegneristiche, fu escluso dai grandi cantieri parigini e non riuscì a reinserirsi dopo una lunga assenza. Nonostante ciò, ebbe un ruolo fondamentale nella transizione verso il neoclassicismo, aprendo la strada a Chalgrin, De Wailly, Peyre e Boullée.
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